03.01.13 - n. 117 - Cassazione Penale - Sezione VI

Interessante sentenza in ambito odontoiatrico che si sofferma sui profili di responsabilità di una assistente alla poltrona, di un direttore sanitario e di un odontotecnico, operanti nello stesso centro odontoiatrico.

Secondo gli ermellini,  il  direttore sanitario risponde dell’esercizio abusivo della professione nella sua struttura e risponde, per concorso nel reato di esercizio abusivo della professione, anche l’assistente alla poltrona che presti la propria attività al servizio di un odontotecnico che esegue cure odontoiatriche.

E risponde dello stesso reato anche il direttore sanitario della struttura che non ha impedito l’evento pur essendo tenuto a farlo.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza in oggetto che, pur annullando la condanna in Appello perché il reato è prescritto, ha ricostruito l’intera vicenda ai fini delle statuizioni civili. Secondo i giudici, dunque, la assistente alla poltrona, pur al corrente della qualifica di odontotecnico, “materialmente aiutava colui che abusivamente curava la paziente, porgendo strumenti ed esplicando tutti i compiti specifici dell’assistente”, così “stimolando il suo operato e rafforzando il proposito criminoso”.

Dal suo canto, il direttore sanitario aveva consentito per anni che lo studio rimanesse aperto pur in sua assenza, senza che nessun altro medico accreditato fosse presente nella struttura. Al direttore sanitario di struttura, infatti incombe l’ obbligo di “pretendere il rigoroso rispetto delle sfere di competenza professionale dei singoli operatori che agiscono nel presidio, con particolare riguardo agli atti di esclusiva competenza del medico, e di adottare provvedimenti in caso di inosservanza, onde ricondurre l’espletamento dell’attività professionale nell’alveo della legalità”.

Mario Aversa